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DIRITTO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, NON PIU’ SOLO FANTASCIENZA

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale (IA) sta conoscendo uno sviluppo senza precedenti e un numero sempre più ampio di settori del mondo del lavoro decide di avvalersi delle nuove tecnologie per semplificare la quotidianità dei propri operatori.

Anche gli attori del diritto, siano essi pubblici o privati, stanno partecipando a questa rivoluzione tecnologica ricorrendo con maggior frequenza e minor titubanza all’IA per la risoluzione di questioni giuridiche.

Per queste ragioni, la Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ), consapevole dell’utilità che l’IA può avere in termini di qualità del lavoro non solo per i tribunali ma anche per gli studi legali, lo scorso 3 dicembre, ha pubblicato la prima Carta etica europea sull’uso dell’IA nei sistemi giudiziari.

In primo luogo, per comprendere appieno l’importanza del fenomeno e i suoi possibili sviluppi, è necessario definire in modo chiaro cosa si intende per intelligenza artificiale. A tal fine, utile è la definizione adottata dalla Commissione europea nella comunicazione sull’intelligenza artificiale pubblicata lo scorso 25 aprile con la quale l’IA è stata definita come quel «complesso di sistemi che mostrano un comportamento intelligente analizzando il proprio ambiente e compiendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere specifici obiettivi Tali sistemi, dunque, possono consistere tanto in software (per esempio assistenti vocali, software per l’analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale) quanto in dispositivi hardware (per esempio robot avanzati).

Nel mirino: Carta etica europea sull’uso dell’IA nei sistemi giudiziari

Fatte le necessarie premesse, i “pionieri” dell’IA in ambito giuridico sottolineano come trattare materie quali il diritto civile, commerciale ed amministrativo con l’ausilio delle nuove tecnologie, significhi migliorare e semplificare l’applicazione delle norme al caso concreto garantendo al contempo una piena coerenza con le più recenti pronunce giurisprudenziali il tutto, risparmiando tempo ed ottenendo risultati soddisfacenti.

È proprio per il potenziale concreto offerto dall’IA che la CEPEJ, mossa dall’esigenza di garantire un uso responsabile delle tecnologie nel pieno rispetto dei diritti fondamentali degli individui così come sanciti in primo luogo dalla CEDU, ha adottato i seguenti 5 principi cui gli operatori del diritto devono attenersi nel caso in cui dovessero far ricorso alle nuove tecnologie nell’esercizio della propria professione.

(i) Rispetto dei diritti fondamentali

Laddove l’IA fosse utilizzata come mezzo d’ausilio per risolvere una lite o arrivare ad una decisione giudiziaria, la tecnologia non dovrà in alcun modo gravare sulle garanzie di accesso alla giustizia, di equo processo e di indipendenza del giudice.

(ii) Non discriminazione

In considerazione del grande uso di dati sensibili da parte dei sistemi di IA, il professionista dovrà adottare tutte le misure necessarie volte ad evitare possibili discriminazioni.

(iii) Qualità e sicurezza

In fase di programmazione dei sistemi da utilizzare nell’esercizio della professione, si dovrà far ricorso ad una raccolta ampia di esperienze e pareri di professionisti del settore (dai giudici agli avvocati passando per i professori universitari) i quali potranno così garantire la qualità del sistema e l’attendibilità dei suoi risultati. Allo stesso tempo, con specifico riferimento agli algoritmi utilizzati come ausilio nelle decisioni giudiziarie, questi strumenti dovranno far riferimento esclusivamente a fonti certificate, garantendo altresì la tracciabilità chiara del percorso effettuato dal sistema dall’inserimento dei dati da parte del professionista alla restituzione del risultato, il tutto in sicurezza da possibili alterazioni esterne (es. cyber attacchi).

(iv) Trasparenza, neutralità e integrità

Cercando un equilibrio tra trasparenza e tutela della proprietà intellettuale dei sistemi d’IA, la Commissione chiede che specifiche autorità indipendenti (magari incaricate di certificare la qualità delle tecnologie usate) possano accedere ai sistemi utilizzati dai professionisti per verificarne il funzionamento. Inoltre, a maggior tutela del principio della trasparenza dovranno essere elencate non solo le prestazioni rese dai sistemi ma anche i possibili margini di errore.

(v) Controllo dell’utilizzatore

Il professionista dovrà poter mantenere la propria autonomia rispetto al sistema d’IA utilizzato. In tal senso dovrà avere la facoltà di intervenire sulle informazioni inserite o sulle decisioni restituite dal sistema per poterne adattare il contenuto alle specificità del caso concreto. La Commissione richiede inoltre che gli organi giudiziari siano prontamente messi al corrente dell’uso di nuove tecnologie nel caso queste servano a produrre pareri o decisioni.

In conclusione, seppur ci si trovi di fronte ad un fenomeno in crescita, è bene rilevare come numerosi Paesi abbiano già sviluppato una riflessione sul tema ricorrendo addirittura ad applicazioni pratiche dell’IA in ambito giuridico, un esempio fra tutti sono i cosiddetti robot avvocati già all’opera negli Stati Uniti. In questo senso le prime linee guida dettate dalla CEPEJ offriranno di certo un utile spunto per avviare un percorso verso la proficua collaborazione tra professionista e nuovi macchinari.

L’Italia, molto indietro sul tema, ha dunque il dovere di sviluppare un dibattito che tra i più viene ancora erroneamente visto come fantascientifico.

Area di attività: Litigation

Autore: Dr. Luca Forcini lforcini@rinaldilawf.com