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Misure cautelari vs. il rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità: no al sequestro preventivo del profitto in mancanza di adeguata motivazione

 

✒ RASS compliance team

Il caso: una società presentava ricorso avverso l’ordinanza del Tribunale di Macerata del 17.01.2023 in forza della quale era stato disposto il sequestro preventivo del profitto derivante dall’illecito amministrativo di cui all’art. 24, d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, in relazione ai delitti presupposto di indebita percezione di erogazioni, truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture.

La posizione della difesa: il punto focale del ricorso era l’assenza di motivazioni adeguate atte a giustificare il sequestro preventivo del profitto, seppur in presenza di una confisca obbligatoria prevista dall’art. 19 del d.lgs. n. 231/2001.

La posizione del Tribunale di Macerata: la richiesta di riesame presentata dalla Società è stata rigettata sul presupposto della natura obbligatoria della confisca che avrebbe escluso la necessità di valutare il periculum in mora.

La sentenza della Corte di Cassazione – sezione VI penale – del 5 arile 2024 n. 14047: La Corte ha ritenuto fondato il ricorso, sottolineando che il sequestro preventivo, anche quando finalizzato a una confisca obbligatoria, deve essere motivato in relazione al periculum in mora tanto più quando il sequestro riguarda una società soggetta a responsabilità amministrativa da reato, poiché la confisca assume la natura di sanzione e l’anticipazione del suo effetto potrebbe avere conseguenze irreversibili per la sopravvivenza dell’ente.

La Corte ha evidenziato che il sequestro preventivo non può basarsi solo sulla sproporzione tra il profitto confiscabile e il patrimonio dell’ente, ma deve considerare il rischio concreto di condotte elusive e di dissipazione dei beni. Inoltre, il giudice del rinvio non può integrare la motivazione del sequestro in merito al periculum in mora se questa manca completamente, poiché ciò costituirebbe una nullità radicale del provvedimento.

In conclusione, la sentenza ribadisce l’importanza della motivazione specifica e adeguata nelle decisioni relative alle misure cautelari, anche in presenza di confisca obbligatoria, per garantire il rispetto dei principi di proporzionalità e di tutela dei diritti degli enti coinvolti.

Il principio: La sentenza sottolinea (i) l’importanza di considerare il rischio concreto di condotte elusive e di dissipazione dei beni, piuttosto che basarsi solo sulla sproporzione tra il profitto confiscabile e il patrimonio dell’ente (ii) quanto sia essenziale motivare adeguatamente le decisioni giudiziarie,  specialmente in relazione alle misure cautelari come il sequestro preventivo.

Dunque, in tutti i casi, anche in presenza di casi di confisca obbligatoria, risulta comunque fondamentale garantire il rispetto dei diritti degli enti coinvolti e prevenire azioni che potrebbero avere conseguenze irreversibili sulla loro operatività e sopravvivenza.

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La presente news ha scopi meramente informativi e non può essere intesa quale consulenza legale o volta a fornire un parere legale.