In data 24 settembre 2018 è stato presentato dal Ministro della Giustizia Bonafede il disegno di legge recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione  in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”.

Il disegno di legge introduce modifiche al Codice Penale, al Codice di Procedura Penale, alla Legge n. 354/1975 (sulle misure privative e limitative della libertà), alla Legge n. 146/2005 e al D. Lgs. n. 231/2001.

Nel mirino: le modifiche previste al Capo I

Sul piano del diritto sostanziale, il disegno di legge mira ai seguenti risultati:

  • aggravamento ed effettività delle sanzioni accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’incapacità di contrattare con la P.A. mediante modifica – tra l’altro – dei presupposti applicativi e dell’entità delle sanzioni (artt.317-bis, 32-ter e 32-quater C.P.);
  • aggravamento delle sanzioni interdittive nel caso di responsabilità amministrativa ex D. Lgs. n. 231/2001 in relazione alla commissione dei delitti di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione (art. 25, comma 5, D. Lgs. n. 231/2001);
  • aumento delle pene principali per il delitto di corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 C.P.): la pena sarebbe compresa tra tre a otto anni di reclusione (invece da uno a sei anni).
  • riformulazione della fattispecie incriminatrice del traffico d’influenze illecite (art.346-bis C.P.) che assorbirà le condotte di millantato credito, con aggravamento delle sanzioni;
  • ampliamento dell’ambito applicativo dei delitti in tema di corruzione internazionale dei pubblici agenti (art. 322-bis C.P.);
  • ampliamento e rimodulazione dell’istituto della riparazione pecuniaria (art. 322-quater C.P.);
  • introduzione di una causa speciale di non punibilità, nel caso di volontaria, tempestiva e fattiva collaborazione, per i reati previsti dagli artt. 318, 319, 319-quater, 320, 321, 322-bis e limitatamente ai delitti di corruzione e di induzione indebita ivi indicati, 346-bis, 353, 353-bis e 354 C.P.;
  • introduzione della procedibilità d’ufficio per i delitti di corruzione tra privati e di istigazione alla corruzione tra privati (artt. 2635 e 2635-bis C.C.); per talune ipotesi aggravate del delitto di appropriazione indebita (art. 646 C.P.);
  • eliminazione della necessità della richiesta del Ministro della giustizia o della denuncia della persona offesa per il perseguimento dei reati di corruzione e altri delitti contro la P.A. commessi all’estero.

 

La modifica della sanzione interdittiva

In relazione alla commissione dei delitti di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione, l’art. 25, comma 5, D. Lgs. n. 231/2001 sarebbe modificato per portare a 5 anni la durata minima e a 10 anni la durata massima della sanzione interdittiva applicabile ai sensi dell’art.9 del D. Lgs. n. 231/2001.

Per esigenze di coordinamento, sarebbe inoltre modificato l’art. 13, secondo comma, del D. Lgs. n. 231/2001 per chiarire che la durata delle sanzioni interdittive prevista nello stesso articolo 13 (non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni) è derogata dalla disposizione di cui all’art. 25, comma 5.

Le esigenze del legislatore

Le premesse del disegno di legge chiariscono che scopo dell’intervento normativo è potenziare l’attività di prevenzione, accertamento e repressione dei reati contro la P.A. e contrastare l’alto livello di corruzione percepita nel settore pubblico che ha visto l’Italia posizionarsi all’ultima posizione nel 2016 della classifica europea e soltanto venticinquesima nel 2017 (su 31 Stati).

Si tratta, come recitato nelle premesse del disegno di legge, di delitti seriali e pervasivi forieri di mercati illegali e distorsivi della concorrenza, sia per le imprese che per gli individui.

Per una maggiore incisività delle nuove misure, il disegno di legge, oltre all’inasprimento del sistema sanzionatorio, interviene sugli strumenti d’indagine e sui poteri di accertamento in modo da consentire agli organi inquirenti e alle autorità giudiziarie di perseguire efficacemente i reati.

Non ci resta che aspettare il dibattito parlamentare.

 

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